Comune di Elice


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Storia

Elice (da ilex, ilicis: elce, leccio) sorge sulla sommità di un colle, tra Atri e Penne, sul versante settentrionale della Valle del Fino. Al centro del nucleo urbano si trovano, collegati da un passaggio voltato, la chiesa parrocchiale di S. Martino, di origini duecentesche, e il castello Baroni, già possesso della famiglia Castiglione. Secondo il Trabassi (sec. XVII), autore di un poemetto in lingua latina dal titolo Castri Hilicis et casuum qui nostra aetate acciderunt descriptio (Descrizione del castello di Elice e dei casi che accaddero nella nostra età), era un tempo posta in quel sito che ancora oggi è denominato Elice Vecchia, abbandonato dagli abitanti a causa della infestazione di insetti.
Fuori dal mito - perché in tale ambito deve essere ricondotto il racconto del prevosto -
Elice è attestata nelle fonti sin dal secolo XI. Nel 1051 il monastero benedettino di S. Maria di Picciano aveva, per donazione di Bernardo di Penne, figlio di Bernardo, una cella detta di S. Martino "nel castello dell'Ilice soggetto". Il 10 luglio 1084, nel castello di Loreto, il conte Guglielmo Tassone donò il castello di Elice, con uomini, terreni, edifici e pertinenze, all'abbazia di S. Giovanni in Venere. Il castello, che nel 1168 aveva 264 abitanti, quale possesso dell'abbazia di S. Giovanni, era tenuto dal milite Guillelmo di Camarda; venne confermato il 16 giugno 1176 dal Papa e il 1° marzo 1195 dall'imperatore Enrico VI. Nel 1260, presso la chiesa di S. Martino, Berardo Raianense fondo un tempio dedicato alla Madre di Dio. A ricordare la fondazione fu posta nella chiesa una lapide a caratteri gotici. E' da ritenere che accanto alla chiesa di S. Martino esistesse già un'altra chiesa, per cui il tempio del 1260 si configurò come una fusione delle prime due, come anche il titolo oggi ricorda: S. Maria e S. Martino.
Nel 1279 era feudatario di Elice Govitosa di Raiano, che potrebbe essere un erede di Berardo. Nel 1284 erano signori del Castello Bertoldo e Pietro Stefano di Roma che, in tale anno, concessero all'Università di Elice di tenere il mercato tutti i lunedì purché non fosse di pregiudizio ai vicini e di dispendio allo stato.
Nel marzo del 1292 gli atriani, con milizie francesi condotte da Matteo di Plexiac, assalirono contemporaneamente Elice e Cellino. Nel 1316 Elice era posseduta da Ingardo di Rillana che aveva anche la terza parte di Cellino. Nel 1388 era feudo di Antonio Brunforte che l'aveva ricevuto con l'assenso di Carlo III di Durazzo.
A Penne pervenne per acquisto fatto dalla Città nel 1417 o 1418. Finita nelle mani di Giosia d'Acquaviva, il 31 ottobre 1438 la regina Giovanna II ordinò che fosse restituita alla Città di Penne che l'aveva acquistata da Petruzio de Rigerano.
Nel 1461 il re Ferrante I d'Aragona concesse ai fratelli Baldassarre, Melchiorre, Gaspare ed Agamennone Castiglione, e ai loro eredi e successori, in perpetuum, il mero e misto impero e giurisdizione criminale nei loro feudi di Elice, Vestea e Castiglione.
I Castiglione tennero in feudo Elice sino al 1806, quando furono emanate le leggi eversive della feudalità.
Anticamente esisteva in Elice una rinomata conceria di pelli, fondata nel 1819 da Tommasantonio Impacciatore, che estendeva il suo commercio sino alla Dalmazia. Successivamente Pietro Baroni, che fu sindaco di Elice sino al 1893, anno della sua morte, impiantò nei locali del castello una fabbrica di terrecotte e di ceramiche.
Elice (da ilex, ilicis: elce, leccio) sorge sulla sommità di un colle, tra Atri e Penne, sul versante settentrionale della Valle del Fino. Al centro del nucleo urbano si trovano, collegati da un passaggio voltato, la chiesa parrocchiale di S. Martino, di origini duecentesche, e il castello Baroni, già possesso della famiglia Castiglione. Secondo il Trabassi (sec. XVII), autore di un poemetto in lingua latina dal titolo Castri Hilicis et casuum qui nostra aetate acciderunt descriptio (Descrizione del castello di Elice e dei casi che accaddero nella nostra età), era un tempo posta in quel sito che ancora oggi è denominato Elice Vecchia, abbandonato dagli abitanti a causa della infestazione di insetti.
Fuori dal mito - perché in tale ambito deve essere ricondotto il racconto del prevosto -
Elice è attestata nelle fonti sin dal secolo XI. Nel 1051 il monastero benedettino di S. Maria di Picciano aveva, per donazione di Bernardo di Penne, figlio di Bernardo, una cella detta di S. Martino "nel castello dell'Ilice soggetto". Il 10 luglio 1084, nel castello di Loreto, il conte Guglielmo Tassone donò il castello di Elice, con uomini, terreni, edifici e pertinenze, all'abbazia di S. Giovanni in Venere. Il castello, che nel 1168 aveva 264 abitanti, quale possesso dell'abbazia di S. Giovanni, era tenuto dal milite Guillelmo di Camarda; venne confermato il 16 giugno 1176 dal Papa e il 1° marzo 1195 dall'imperatore Enrico VI. Nel 1260, presso la chiesa di S. Martino, Berardo Raianense fondo un tempio dedicato alla Madre di Dio. A ricordare la fondazione fu posta nella chiesa una lapide a caratteri gotici. E' da ritenere che accanto alla chiesa di S. Martino esistesse già un'altra chiesa, per cui il tempio del 1260 si configurò come una fusione delle prime due, come anche il titolo oggi ricorda: S. Maria e S. Martino.
Nel 1279 era feudatario di Elice Govitosa di Raiano, che potrebbe essere un erede di Berardo. Nel 1284 erano signori del Castello Bertoldo e Pietro Stefano di Roma che, in tale anno, concessero all'Università di Elice di tenere il mercato tutti i lunedì purché non fosse di pregiudizio ai vicini e di dispendio allo stato.
Nel marzo del 1292 gli atriani, con milizie francesi condotte da Matteo di Plexiac, assalirono contemporaneamente Elice e Cellino. Nel 1316 Elice era posseduta da Ingardo di Rillana che aveva anche la terza parte di Cellino. Nel 1388 era feudo di Antonio Brunforte che l'aveva ricevuto con l'assenso di Carlo III di Durazzo.
A Penne pervenne per acquisto fatto dalla Città nel 1417 o 1418. Finita nelle mani di Giosia d'Acquaviva, il 31 ottobre 1438 la regina Giovanna II ordinò che fosse restituita alla Città di Penne che l'aveva acquistata da Petruzio de Rigerano.
Nel 1461 il re Ferrante I d'Aragona concesse ai fratelli Baldassarre, Melchiorre, Gaspare ed Agamennone Castiglione, e ai loro eredi e successori, in perpetuum, il mero e misto impero e giurisdizione criminale nei loro feudi di Elice, Vestea e Castiglione.
I Castiglione tennero in feudo Elice sino al 1806, quando furono emanate le leggi eversive della feudalità.
Anticamente esisteva in Elice una rinomata conceria di pelli, fondata nel 1819 da Tommasantonio Impacciatore, che estendeva il suo commercio sino alla Dalmazia. Successivamente Pietro Baroni, che fu sindaco di Elice sino al 1893, anno della sua morte, impiantò nei locali del castello una fabbrica di terrecotte e di ceramiche.


Castello Medievale

brevi cenni descrittivi

Il Castello, che si sviluppa planimetricamente secondo un rettangolo irregolare con i lati corti rivolti a Nord-Ovest e Sud-Est e quelli lunghi a Sud-Est e Sud-Ovest, copre un intero isolato.
In ogni lato si sviluppa un corpo di fabbrica di spessore pressoché costante così da circoscrivere un cortile scoperto rettangolare che dà accesso sia ai locali a livello del cortile che ai piani superiori.
La muratura è prevalentemente in mattoni, eseguita con la tradizionale tecnica a secco.
L'edificio si svolge su diversi livelli: piano a livello stradale dove si trovano alcuni ambienti parzialmente interrati dal terrapieno stradale - piano sopraelevato rispetto al livello stradale - 1. e 2. piano costituenti la zona residenziale.
Sul lato della piazza, sotto ai fondaci a sinistra entrando dal portone, c'è un dislivello col piano stradale superiore a tre metri.
Sono state fatte nell'inverno scorso (1987), ad opera del Comune degli scavi per scoprire eventuali piani inferiori.
Effettivamente risultano dei vuoti, in parte riempiti da terriccio e pietrame, antichi silos per derrate (il Castello ha subito durante i secoli distruzione e ricostruzione sulle rovine).
Nei sotterranei di destra esistono cinque pozzi rivestiti in muratura, adibiti in passato a depositi di olio, grano e derrate varie, dati i frequenti assedi, carestie e periodi di isolamento.
Anche la cisterna di raccolta delle acque piovane era indispensabile per i suddetti motivi.
Anche sotto il cortile esistono locali riempiti di terra e rottami.
Nel fondaco grande è stata trovata una gradinata che porta sotto il pavimento: non si è potuto procedere allo scavo per pericolo di frane (i vecchi del paese hanno sempre parlato di una galleria sotterranea che dal Castello attraversa la Piazza e termina nelle campagne del Castello).
Dal prospetto Nord-Est si accede per un ampio portone (rifatto ex novo nel 1987) nel Palazzo, in un androne coperto a crocevia dove si aprono, a destra e a sinistra, molti ambienti: alloggi della servitù, magazzini, cantine, stalle per i cavalli (ben conservata una grande mangiatoia e il locale del corpo di guardia dei "Bravi" con all'esterno una grossa panca di pietra per il riposo e la sosta in servizio).
Detta panca poteva essere usata anche per facilitare il salire e scendere da cavallo.
Dall'androne si passa nel cortile scoperto caratterizzato dal disegno della pavimentazione, formata da cinque cerchi concentrici posti a distanza regolare e collegati tra loro da due diametri corrispondenti alla circonferenza maggiore e da una serie di raggi incompleti posti a distanza regolare in modo da formare degli spicchi di uguale dimensione.
Le circonferenze e i raggi sono realizzati in mattoni posti in opera a coltello mentre gli spicchi sono riempiti di ciottoli e terra: costruzione che si ripete nel cortile coperto e nell'ingresso con l'unica differenza che il disegno geometrico è caratterizzato da una maglia modulare rettangolare.
Il cortile crea un disimpegno tra molti ambienti del piano terra: quelli del primo e del secondo piano sono raggiungibili da una stretta scala scoperta che si sviluppa lungo il lato destro del cortile.
Questo è articolato in una successione di ambienti a differenti livelli di calpestio e tutti comunicanti tra loro.
Nel primo, coperto da una volta a botte, trovasi la bocca di una cisterna.
Dal secondo, coperto da due volte a crociera, si passa in un ambiente rettangolare molto stretto coperto da un solaio in legno che dà accesso a due locali uno dei quali è coperto da una volta a botte costruita da mattoni a vista.
Tutta questa zona, si pensa, sia la parte autentica millenaria con pochissime e piccolissime aperture e con una ben conservata feritoia: è caratterizzata dalla mancanza di pavimentazione, da cinque celle per derrate e dal grande pilastro centrale di sostegno.
Le piccole finestre sono a bocche di leone per consentire all'interno una visuale al ampio raggio, limitando al minimo l'osservazione dal di fuori.
L'ultimo locale, grazie ad una stretta scala a due rampe, comunica con la grande cucina del primo piano.
I piani superiori costituiscono la zona di abitazione vera e propria.Sono caratterizzati da una successione di ambienti tutti comunicanti tra loro e di varie dimensioni.
Il primo piano è coperto da volte a schifo, spesso decorate con stucchi e motivi ornamentali.
Al primo piano si trova anche la cappella alla quale si accede tramite la sala più grande, chiamata da sempre "galleria".
La cappella è un ambiente rettangolare, stretto e lungo, addossato alla Chiesa Madre con piccole nicchie nel muro e tre grate di ferro dalle quali si può assistere ai riti religiosi (bolla pontificia per i proprietari della casa, famiglia Impacciatore ed eredi in perpetuum).
Il secondo piano è raggiungibile sia dal cortile, attraverso la vecchia porta principale, che dall'interno del primo piano, tramite una stanza ad L attigua alla cucina.
Una parte del secondo piano è crollata durante l'ultimo terremoto, cinque grandi locali ora divenuti insignificante terrazzo.
Sotto la gradinata che porta al terrazzo superiore c'è un locale a cui si accede aprendo una grossa botola (pare servisse da nascondiglio o prigione per i briganti).
Nel sottotetto corrispondente all'attuale ingresso sono ben visibili due travi artisticamente intagliate, in seguito usate come normali travi di sostegno del tetto.
Nei locali a destra del portone d'ingresso, dopo vari locali comunicanti, c'è un "trabocchetto" attualmente riempito di terra, dove con molta probabilità finivano gli ospiti indesiderati.
Nel fondaco grande a sinistra dell'ingresso, nel 1980, ha ceduto parte del pavimento e si è trovato un deposito pieno di calchi di gesso, residui della famosa fabbrica di ceramiche che nel 1882 Don Pietro Baroni organizzò in una campagna in C.da Boccaceto.
Nel Castello esiste ancora una rete di condotti portavoce attraverso i quali è possibile comunicare tra locali situati anche a notevole distanza (ora in parte ostruiti).
Sul cortile si affaccia un ampio verone su due piani con caratteristiche arcate.
Come si vede, ben poco è rimasto intatto dell'antico Castello, se si escludono il bel torrione sulla piazza, la facciata Nord-Ovest, l'ingresso con il cortile, la cisterna ed il verone, i sotterranei con antichi silos, alcune feritoie e l'imponente struttura murariache alla base raggiunge lo spessore di oltre un metro e mezzo.


Archivio Storico

L'archivio storico del Comune è dislocato in due distinte sedi. Una parte della documentazione, sia cartacea che membranacea, è conservata presso la sede municipale, promiscuamente alle carte prodotte nel corso dell'ultimo quarantennio. Altro materiale, di consistenza maggiore, si trova da anni presso un edificio, già adibito a scuola materna, sito nelle immediate vicinanze della Chiesa di S. Rocco. Conservato e ordinato in maniera esemplare dai cancellieri archivari dell'Ottocento preunitario - come osservava Pasquale Castagna, autore di una monografia su Elice pubblicata nel IV volume de Il Regno delle Due Sicilie descritto e illustrato-, l'archivio ha perduto in tempi più recenti l'ordinamento originario, anche a seguito di numerosi traslochi da una sede all'altra, subendo altresì danneggiamenti e dispersioni. Dal settembre 2000, per iniziativa dell'Amministrazione comunale in carica, è in corso il riordinamento della documentazione che costituisce la sezione separata (anni 1579-1960) e degli atti afferenti ai fondi aggregati (secc. XVIII-XX). L'archivio conserva atti di notevole interesse storico che documentano le vicende di Elice e del territorio limitrofo sin dalla seconda metà del Cinquecento, quando l'Università era posta sotto il dominio della famiglia Castiglione di Penne. Intorno al 1673 Domenico Trabassi, cittadino di Elice, trascrisse in un catasto del Comune un poemetto in lingua latina, dal titolo Castri Hilicis et casuum qui nostra aetate acciderunt Descriptio, che fu pubblicato nel 1889 da Vincenzo Bindi nel volume Monumenti storici ed artistici degli Abruzzi.
ARCHIVIO STORICO DEL COMUNE
Pergamene
estremi cronologici:1579-1710; unità archivistiche: pergg. 14;
1) 1579, settembre 21, Penne."Istromento di ratifica di una vendita di un terreno feudale in contrada delli Sanarci a beneficio dell'Università dell'Elce colla renuncia del patto redimendo, contro D. Francescantonio e D. Pompeo Castiglioni eredi del quondam Camillo Castiglioni".Notaio Hieronimus Parma di Collecorvino.Atto singolo membranaceo, 83 x 50 cm.
2) 1596, gennaio 7.Contratto.Notaio Gaspare Cerratti di Penne.Atto singolo membranaceo, 98 x 22 cm.
3) 1599, maggio 18."Compra di un pezzo di terreno con alberi in contrada della Fonte della ..…".Notaio Giovanni Francesco de Massis di Castilenti.Atto singolo membranaceo, 75 x 45 cm.
4) 1607, gennaio 5.Istrumento di permuta di una casa sita in Castilenti.Notaio Giovanni Francesco de Massis.Atto singolo membranaceo, 76 x 28 cm.
5) 1607, maggio 9."Compra di un terreno da Silvio".Notaio Tibaldo de Amicis di Penne.Atto singolo membranaceo, 69 x 32,5 cm.
6) 1608, gennaio 27."Compra di un terreno in contrada delli Vanardelli".Notaio Giovanni Francesco de Massis di Castilenti.Atto singolo membranaceo, 60 x 28 cm.
7) 1617, aprile 7.Compra di un terreno in contrada di Santo Sabino.Notaio Taddeo Scorta di Penne.Atto singolo membranaceo, 63 x 31 cm.
8) [1617]Compra di un terreno in contrada della Petrella (?).Notaio Taddeo Scorta di Penne.Atto singolo membranaceo, 51 x 34 cm.
9) 1618, maggio 29."Istrumento di compra di casa e terreno in contrada di Fonte Mancina".Notaio Sante Ciccotti di Scorrano.Atto singolo membranaceo, 88,5 x 16,5 cm.
10) 1621 aprile 25."Compra di una vigna in contrada delle Bocache".Notaio Maurizio Piacello di Appignano.Atto singolo membranaceo, 67 x 26 cm.
11) 1623, aprile 22.Istrumento.Notaio Sante Ciccotti di Scorrano.Atto singolo membranaceo, 71 x 21 cm.
12) 1710, agosto 14."Compra di un terreno all'Odio venduto da Tesorati. Die 14 mensis augusti 1710. Transactio, restitutio territorii nuncupati all'Odio et quietatio pro Universitate et hominibus Terrae Ilicis".Notaio Francesco Matteo Binni di Elice.Atto singolo membranaceo, 78 x 75 cm.
13) Senza data"Compra di due salme di terreno in contrada delle Coste di Cesare".Notaio Luca Tucarelli di Elice.Atto singolo membranaceo, 55 x 20,5 cm.
14) Senza dataGiovanni Domenico di Santo di Elice vende ad Antonio Simeone di Elice un immobile ivi sito in contrada detta "lo piano di …..".Atto singolo membranaceo, 82 x 34 cm.
Libri dei Parlamenti
estremi cronologici: 1608-1808;unità archivistiche: regg. 6
1608-1622. Libro dei Consigli generali.Registro cartaceo, di cc. 291, legatura in pelle con fregi e rinforzi sul dorso e fibbia centrale.
1660-1678. Registro de Parlamenti dal 1660 al 1678.Registro cartaceo, di cc. num. 48-282.
1698-1716. Libro dei Consigli generali .Registro cartaceo, di cc. num. 290.
1747-1760. "Libro de Consegli generali della Terra dell'Elice fatto da Silvestro di Carlo Camerlenco oggi li 4 aprile 1747". Registro cartaceo, di cc. 274.
1761-1785. Libro dei Consigli generali.Registro cartaceo, legato in pergamena, di cc. 439.
1802-1808. "Libro in cui si registrano le pubbliche risoluzioni o Parlamenti per la Università […..] e Terra dell'Elice".Registro cartaceo, di cc. 186.del Decurionato
estremi cronologici: 1808-1859.unità archivistiche: regg. 8.
1808-1827. Registro delle deliberazioni decurionali.
1827-1830. "Secondo registro delle deliberazioni decurionali dal 24 febbraio 1827 al 1832".Registro mutilo di cc. 82.
1833-1835. "Secondo registro delle deliberazioni decurionali".
1835-1843. Registro delle deliberazioni decurionali.
1844-1848. " Registro delle deliberazioni decurionali dell'anno 1844, 1845, 1846, 1847, e 1848 a tutto lì 14 dicembre 1848".
1849-1851. "Registro delle deliberazioni decurionali per l'anno 1800 quarantanove, 1800 cinquanta, e 1851 fino ai 18 dicembre 1851".Registro di ff. 125.
1852-1855. "Registro delle deliberazioni decurionali per l'anno 1800cinquantadue, 1800 cinquantatrè, 1800 cinquantaquattro e 1800cinquantacinque fino ai 30 dicembre 1855".Registro di cc. num. 130.
1856-1859. "Registro delle deliberazioni decurionali per gli anni 1856, 1857, 1858, 1859".Registro di cc. num. 141.
1809-1918. Repertori dei Cancellieri e dei Segretari ComunaliBustadi introito ed esito
1609-1611. Libro di introito ed esito.Frammento di registro cartaceo, di cc. num. 17-30, inserito nel registro delle deliberazioni del Consiglio, 1608-1622 e proveniente da altro registro dello stesso formato di carte, andato probabilmente perduto.antichi
[1630]- fine sec. XVII. Catasto preonciario.Registro cartaceo mutilo, privo di coperta, di cc. num. 8-63provvisorio
1813. "Catasto provvisorio del Comune di Elice. Ristaurato nel 1855".Registro cartaceo legato in pelle.Inizi sec. XIX. Catasto provvisorio.Inizi sec. XIX. Contribuzione fondiaria. Stato di sezioni.della Giunta e del Consiglio
1861-1865. Registro delle deliberazioni della Giunta e del Consiglio.
Deliberazioni del Consiglio Comunale
1865-1866. " Registro delle deliberazioni cosigliari (sic) del Comune di Elice per l'esercizio del 1865".Il registro contiene anche i verbali delle deliberazioni della Giunta dal 5 ottobre 1866 all'8 gennaio 1867.
1867-1869. Registro delle deliberazioni del Consiglio Comunale.1869-1870. c.s.1871 c.s.1871-1873. c.s.1873-1876. c.s.1876-1878. c.s.1878-1880. c.s.1880-1882. c.s.1882-1883. c.s.1884-1887. c.s.1892-1893. c.s.1894-1895. c.s.1895. c.s.1896 c.s.1896-1897. c.s.1897-1898. c.s.1898-1899. c.s.1899-1900. c.s.della Giunta Municipale
1876-1881. Registro delle deliberazioni della Giunta Municipale.
1881-1885. c.s.1886-1893. c.s.di leva
Lista di leva dei giovani nati nel 1861.c.s. 1862. c.s. 1863. c.s. 1864.Elenco degli iscritti inabili alla lista di leva della classe 1864.Lista di leva dei giovani nati nel 1865. c.s. 1866. c.s. 1867. c.s. 1868. c.s. 1869. c.s. 1870. c.s. 1871. c.s. 1877. c.s. 1878. c.s. 1880.DELLO STATO CIVILE
Atti di nascita
1809-1810-1811-1812-1813-1814-1815-1816-1817-1818-1819-1820-1821-1822-1823-1824-1825-1826-1827-1828-1829-1830-1831-1832-1833-1834-1835-1836-1837-1838-1839-1840-1841-1842-1843-1844-1845-1846-1847-1848-1849-1850-1851-1852-1862-1864-1866-1868-1869-1871-1872-1874-1875-1877-1878-1880-1881-1883-1884-1886-1887-1889-1890-1892-1893-1895-1896-1898-1899-1901
Atti di matrimonio
1810-1811-1812-1813-1814-1815-1816-1817-1818-1819-1820-1821-1823-1824-1825-1826-1827-1828-1829-1830-1831-1832-1833-1834-1836-1837-1838-1839-1840-1841-1842-1843-1844-1845-1846-1847-1848-1849-1850-1851-1852-1853-1854-1855-1857-1858-1860-1861-1862-1863-1864-1865-1866-1868-1869-1871-1872-1874-1875-1877-1878-1880-1881-1883-1884-1886-1887-1889-1890-1892-1893-1895-1896-1898-1899-1901
Atti di morte
1809-1810-1811-1812-1813-1814-1815-1816-1819-1820-1821-1822-1823-1824-1825-1826-1827-1828-1829-1830-1831-1832-1833-1834-1835-1836-1837-1838-1839-1840-1841-1842-1843-1844-1845-1855-1856-1857-1858-1859-1860-1861-1862-1863-1864-1865-1866-1868-1869-1871-1872-1874-1875-1877-1878-1880-1881-1883-1884-1886-1887-1889-1890-1892-1893-1895-1896-1898-1899-1901
Atti diversi
1812-1813-1814-1815-1816-1821-1822-1823-1825-1826-1827-1828-1829-1830-1831-1832-1833-1834-1835-1836-1837-1838-1839-1840-1841-1842-1843-1844-1845-1846-1847-1848-1849-1850-1851-1852-1853-1855-1856-1857-1858-1859-1860-1861-1862-1863-1864-1865
Atti di cittadinanza
1866-1869-1870-1871-1872-1873-1874-1875-1876-1877-1878-1879-1880-1881-1882-1883-1884-1885-1886-1887-1888-1889-1890-1891-1892-1893-1894-1895-1896-1897-1898
Pubblicazioni di matrimonio
1810. Pubblicazioni di matrimonio da celebrarsi nell'Università di Elice e Cipresso.1811
Indici decennali
1866-1875. Indice decennale degli atti di nascita.1876-1885. Indice decennale degli atti di nascita.1886-1895. Indice decennale degli atti di nascita.1896-1905. Indice decennale degli atti di nascita.1866-1875. Indice decennale degli atti di matrimonio.1876-1885. Indice decennale degli atti di matrimonio.1886-1895. Indice decennale degli atti di matrimonio.1896-1905. Indice decennale degli atti di matrimonio.1866-1875. Indice decennale degli atti di morte.1876-1885. Indice decennale degli atti di morte.1886-1895. Indice decennale degli atti di morte. 1896-1905. Indice decennale degli atti di morte.1896-1905. Indice decennale degli atti di cittadinanza.DI CARITA' DI ELICE, POI E.C.A.
1749-1800. Libro de' conti del SS. Sagramento.Registro cartaceo, di cc. 9-100, legato in pergamena. A c. 9 r è riportato l'"Inventario degl'Arredi della Venerabile Cappella del SS. Sagramento che si consegnano dall'olim Priore Battista Impacciatore all'attual Priore Gaetano Centorami. Elce li [.]8 giugno 1771".
1772 Conto del Procuratore della Cappella del Rosario Sig. Giovan Battista Impacciatore riflettente l'anno 1772.Registro di cc. scritte 5.
1778 Libro dell'esito ed introito della Cappella del Rosario dell'anno 1778.Registro di cc. 8.
1782 Incartamento riguardante talune copie di scritture di affitto dei beni dei luoghi Pii dell'anno 1782 di carte scritte numero quattro.
1827 "Volume de' discarichi del conto materiale del 1827 riguardante i beni delle tre cappelle di detto Comune che si rende dal cassiere Tommaso Luigi Pellegrini".Registro di cc. scritte 47.

1831-1834. "Decisioni del Consiglio d'Intendenza su i conti degli anni dal 1828 al 1830 inclusivi di fogli scritti numero ventuno".
1827. Amministrazione di Beneficenza. Stato discusso per l'esercizio dall'anno 1828 al 1832. Denominazione della Stabilimento Cappella del SS. Sacramento.
1848. Copie di scritture.cc. 2.
1862. "Contabilità del Sindaco Presidente. Registro di esito - Parte seconda. Registro di credito dei reddenti delle tre Cappelle del Comune suddetto, giusta lo stato discusso …"Filza cartacea, di cc. 18.
1864 "Volume Primo. Documenti d'introito delle tre Cappelle del suddettoComune cioè SS.mo Rosario, Purgatorio, e SS.mo Sagramento di fogliScritti N° 3".
1866-1871. Registro delle deliberazioni della Congregazione di Carità.1879. "Bilancio ossia conto presuntivo dell'entrate e delle spese per l'esercizio1880 del Luogo Pio intitolato Congrega di Carità".1893. Libro mastro della Congregazione di Carità.
UFFICIO DI CONCILIAZIONE DI ELICE
1876-1878. Registro per gli originali delle sentenze e dei provvedimenti.
SCUOLA ELEMENTARE DI ELICE
1894-1895. Registro delle iscrizioni e giornaliero delle scuole elementari del Comune.Classi 1°, 2° e 3° maschile.


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